Norme di tutela dei lavoratori delle piattaforme nel decreto-legge n. 101/2019. Art. 1 Modifiche al decreto legislativo n. 81 del 2015


Dopo una prima nota di commento degli articoli di merito ai temi del Mercato del Lavoro inseriti nei due capitoli, CAPO I (Tutela del lavoro) e CAPO II (Crisi aziendali), riportiamo di seguito un commento all’art. 1 del CAPO I (Tutela del lavoro), ovvero relativo alle norme che vengono proposte alla attenzione pubblica come “Norme a favore dei rider“.

Le modifiche che intervengono, infatti, sono per lo più dedicate alla definizione della normativa per le tutele di lavoratori che effettuano consegne in bicicletta o tramite veicoli a motore e che operano tramite piattaforme digitali.

Le misure che vengono introdotte nel d.lgs. 81/2015 a loro tutela valgono per la determinazione della composizione del compenso; viene previsto “il cottimo” -anche se “in misura non prevalente”- e si introduce la paga oraria purché il lavoratore accetti almeno una “chiamata” all’ora.

Merita particolare attenzione quanto riportato al comma 1 dell’art. 1 del decreto-legge n. 101, in particolare per le sue implicazioni giuridiche; ci riferiamo alla modifica dell’art. 2 del d.lgs. n. 81/2015 (collaborazioni organizzate dal committente), in quanto al termine dell’attuale comma 1 si aggiunge un periodo
con il quale si precisa che tra i collaboratori etero organizzati possono rientrare anche i collaboratori che lavorano “mediante piattaforme anche digitali”.

Infine ci pare comunque utile evidenziare come le norme siano non solo di gran lunga insufficienti rispetto alle aspettative generatesi in questi mesi, ma anche non risolutive rispetto alla necessità di estendere tutele e diritti a questi lavoratori, i quali – come abbiamo più volte sostenuto – dovrebbero trovare nell’applicazione dei CCNL l’ambito di definizione della loro condizione.
Altresì esprimiamo perplessità e insoddisfazione sia per la definizione del campo di applicazione delle previsioni sui riders, sia per le modalità d’individuazione dei compensi (che non escludono il cottimo), sia infine per la norma che comunque prevede l’applicazione delle poche norme di miglior favore trascorsi 6 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Segue un breve commento delle nuove misure a cura dell’Ufficio giuridico e vertenze:

L’art. 1 del decreto-legge n. 101/2019 “recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali”, approvato dal Consiglio dei ministri il 6 agosto 2019 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre, tocca due temi delicatissimi e di stretta attualità:
– la tutela dei collaboratori etero-organizzati di cui al D.Lgs. n. 81/2015;
– l’attribuzione di “livelli minimi di tutela” in favore dei riders operanti su piattaforme “anche” digitali.

Il decreto-legge, che entra nella fase di conversione e che perciò potrà essere oggetto di modifiche entro i 60 giorni previsti dalla Costituzione (3 novembre 2019), presenta alcune profonde criticità e appare il frutto anche di una scarsa ponderazione dei termini tecnico-giuridici utilizzati.
Il risultato è una normativa distonica, confusa e sostanzialmente regressiva che dovrà essere corretta in sede di conversione in legge.

Modifica dell’articolo 2, comma 1, d.lgs. 81/2015.
L’art. 1, co. 1, lett. a), del decreto-legge n. 101/2019 aggiunge all’art. 2, co. 1, del d.lgs. n. 81/2015 sulle collaborazioni etero-organizzate il seguente periodo: “Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali.”.
Com’è noto, il co. 1 dell’art. 2 del d.lgs. n. 81/2015, “applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.
La modifica dell’art. 2, co. 1, del d.lgs. n. 81/2015 tende a confermare quanto già desumibile in via interpretativa, ossia l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato a quei soggetti che svolgono un’attività di collaborazione con “prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative” e le cui “modalità di esecuzione” sono “organizzate” dal committente “mediante piattaforme anche digitali”.

Nuovo Capo V-bis d.lgs. 81/2015 “Tutela del lavoro tramite piattaforme digitali” per i riders.
Gli artt. 47-bis, 47-ter e 47-quater, come aggiunti dall’art. 1 del d.l. n. 101/2019 al d.lgs. n. 81/2015, si applicano solo ai riders, “prestatori occupati con rapporti di lavoro non subordinato”, “impiegati nelle attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore … attraverso piattaforme anche digitali”. Gli artt. 47-bis e 47-ter entreranno in vigore dopo 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione.

Nel nuovo art. 47-bis, co. 2, si precisa che: “ai fini del presente decreto si considerano piattaforme digitali i programmi e le procedure informatiche delle imprese che, indipendentemente dal luogo di stabilimento, organizzano le attività di consegna di beni, fissandone il prezzo e determinando le modalità di
esecuzione della prestazione”. In verità pare emergere un refuso laddove, anziché riferirsi al Capo Vbis, il legislatore richiama scorrettamente tutto il “presente decreto”, espressione questa riferibile anche ad altri casi eccedenti la consegna di beni.

La definizione del co. 2 parla solo di “attività di consegna di beni” e quindi ingloba nel suo ambito di tutela solo i riders ed esclude tutti gli altri lavoratori della gig-economy, si pensi allo svolgimento della prestazione on line come nel crowdwork. Questi ultimi sono pur sempre diretti da “programmi e procedure informatiche”, le quali però vengono considerate “piattaforme digitali” ai fini della tutela solo ove svolgano ”attività di consegna di beni”.

Peraltro abbiamo sopra ricordato che il nuovo secondo periodo dell’art. 2, co. 1, del d.lgs. n. 81/2015 estende la disciplina del lavoro subordinato ai collaboratori coordinati e continuativi le cui “modalità di esecuzione” sono “organizzate” dal committente “mediante piattaforme”, non necessariamente quelle “digitali” come definite dal nuovo art. 47-bis, co. 2, del d.lgs. n. 81/2015.

Si possono comunque ricavare dal testo queste conclusioni:
– ai sensi del nuovo testo dell’articolo 2, comma 1, del d.lgs. n. 81/2015, la disciplina del lavoro subordinato si applica a tutti i lavoratori intermediati da piattaforme, anche per la consegna di beni, purché assistiti da contratto co.co.co. e altresì etero organizzati;
– l’articolo 47-bis, nella sua tutela minimale (“livelli minimi di tutela” ex comma 1), si applica alla restante area del lavoro autonomo dedicata alla consegna dei beni;
– la previsione di tutele minimali consente che anche i co.co.co. non etero organizzati addetti alla consegna di beni mediante piattaforma possano conservare eventuali discipline di miglior favore (previste da leggi o contratti/accordi collettivi).

Secondo l’art. 47-bis, co. 3, primo periodo, i lavoratori di cui al Capo V-bis, cioè i riders, possono essere retribuiti in base alle consegne “purché in misura non prevalente” (la bozza di d.d.l. del 30 aprile u.s. escludeva invece tale possibilità).
Il significato dell’ultimo inciso è chiaro: almeno 50% retribuzione oraria + 50% cottimo, salvi i miglioramenti introdotti dall’autonomia collettiva.
La retribuzione base oraria, inoltre, è riconosciuta – ai sensi del terzo periodo del co. 3 – solo se il “lavoratore accetti almeno una chiamata”. Dunque parrebbe di capire che il tempo di attesa non è retribuito, salvi i miglioramenti introdotti dall’autonomia collettiva.
La disposizione prosegue stabilendo che “i contratti collettivi possono definire schemi retributivi modulari e incentivanti che tengano conto delle modalità di esecuzione della prestazione e dei diversi modelli organizzativi”.
Per quanto sopra detto, va ribadito che la norma, al di là della sua formulazione letterale (essa infatti dovrebbe far riferimento non ai contratti collettivi riguardanti i lavoratori subordinati, bensì agli accordi collettivi dei lavoratori autonomi), consente alla autonomia collettiva ogni intervento migliorativo rispetto alle tutele minimali già previste dallo stesso art. 47-bis.

Si segnala la previsione dell’art. 47-ter, co. 1, del d.lgs. n. 81/2015, per cui l’impresa titolare della piattaforma anche digitale è obbligata ad assicurare all’INAIL i prestatori di lavoro di cui al nuovo Capo V-bis.
I successivi co. 2 e 3 dell’art. 47-ter affermano che l’impresa che si avvale della piattaforma anche digitale è tenuta a tutti gli adempimenti del datore di lavoro previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965 e al rispetto, a propria cura e spese, delle norme in materia di salute e sicurezza, contenute nel d.lgs. n. 81/2008.

La previsione del comma 3 è positiva, ma il punto è: la piattaforma è tenuta al rispetto del T.U. salute e sicurezza del 2008 in qualità di datore di lavoro? o di committente di collaboratore coordinato e continuativo? o altro ancora? Si rammenta che l’art. 3, co. 7, del T.U. prevede l’applicazione delle norme di
tutela SOLO qualora il collaboratore coordinato e continuativo svolga la prestazione in locali che sono nella disponibilità giuridica del committente. Questa limitazione è stata superata dal comma 3 dello stesso art. 47-ter che, richiamando il precedente comma 1, ricomprende necessariamente anche le attività esterne.
Infine, l’art. 47-quater prevede l’istituzione di un osservatorio per il monitoraggio e la valutazione indipendente delle disposizioni del nuovo Capo V-bis del d.lgs. n. 81/2015. Ma ci si domanda: che senso ha un osservatorio solo sui riders? Inoltre l’osservatorio dovrebbe monitorare solo gli “effetti delle disposizioni del Capo V-bis”. Non avrebbe più senso che monitorasse gli effetti della gig-economy
sul lavoro?